Julian Fellowes : Lettera ai fans

Cari spettatori di Downton Abbey,

Non posso ricordare ora cosa ci aspettassimo dalla trasmissione in America di Downton Abbey. Avevamo avuto un grande successo nel Regno Unito, più grande di quanto molti di noi avessero osato sperare, ma questo non è mai sufficiente per presumere che un programma andrà bene in altri paesi. Così è stato un enorme piacere scoprire che il pubblico americano si era preso a cuore lo show. So per esperienza che quando gli americani amano, amano profondamente e fortemente, e in questo caso, si è visto che è un amore che ha superato la prova del tempo. Non ho mai incontrato nulla di più toccante del fervore del sostegno dei nostri fans: sono contemporaneamente imbarazzato e grato per questo.

Spesso mi è stato chiesto se il personaggio dell’ereditiera americana, Cora, nata Levinson, sia stato pensato in origine come esca per catturare l’interesse degli americani. Non era così. Volevo avere un membro della famiglia principale che fosse libero dagli inconsci pregiudizi di classe e dalle filosofie che condizionano i pensieri del resto del clan dei Crawley, e un modo per fare questo era rendere Lady Grantham parte di quella marea di giovani ereditiere che attraversarono l’Atlantico nel 1870-80-90, per salvare – o almeno per rinviare il crollo – di uno stile di vita in pericolo. Questo significava poter avere una voce, proprio al centro della trama, che non presumesse automaticamente che l’aristocrazia inglese avesse la risposta a tutto. Ma la meravigliosa Elizabeth McGovern ha reso più facile per il pubblico americano entrare in relazione con lo show, il che non fa che aumentare il mio debito verso di lei.

Ora il nostro tempo è finito e dobbiamo avviarci alla conclusione, almeno per la serie tv. Potrebbe esserci un film – spero ci sarà – e potrebbe esserci un lavoro teatrale o un musical. Ho sentito suggerire tutte queste cose. Ma la serie si conclude e questa decisione non verrà cambiata. Volevamo lasciare quando saremmo stati rimpianti, senza attendere che tutti non vedessero l’ora della fine. Spero e credo che lo abbiamo evitato. Mi spiace, certo, ma sono anche fiero e davvero stupito di aver fatto parte di qualcosa che ha portato così tanto a così tanti uomini e donne in tutto il mondo. Detto questo, dobbiamo sempre ricordare che è il pubblico a fare un successo. I creatori sono responsabili dello spettacolo, ma è il pubblico a renderlo un successo, e per questo il pubblico americano si è guadagnato la mia profonda gratitudine. Grazie.

Julian Fellowes

 

Creatore, autore e produttore esecutivo di Downton Abbey


Dear Followers of Downton Abbey,

I cannot now remember what we expected from the American release of Downton Abbey. We had been a big success in the United Kingdom, bigger than most of us had dared to hope, but it is never safe to assume that a programme will go well in other countries. So it was a tremendous pleasure to realize that the U.S. audience had taken the show to its heart. It is my experience that when the Americans love, they love deeply and powerfully, and, in this case, it has proved to be a love that endured the test of time. I have never encountered anything more heartening than the fervour of our fans' support and I am both humbled and grateful for it.

I have often been asked whether the character of the American heiress, Cora, née Levinson, was originally devised as a sprat to catch the mackerel of American interest. She wasn't, in fact. I wanted to have one member of the inner family who was free of the automatic class prejudices and philosophies that would govern the thinking of the rest of the Crawley clan, and one way to achieve this was to make Lady Grantham one of that tide of young heiresses who crossed the Atlantic in the 1870s, '80s and '90s, to save—or at least to delay the collapse of—a way of life under threat. That meant I could have one voice, right at the centre of the proceedings, which did not automatically assume that the British upper classes had the answer to everything. But if the wonderful Elizabeth McGovern did make it easier for American audiences to relate to the show, then that only puts me even further in her debt.

Now our time is up and we have to come to the end, at least of the television series. There may be a movie—I hope there will be—and there may be a stage play or a musical. I have heard all of them mooted. But the series is ending and that decision will not be reversed. We wanted to leave while we would still be missed and not wait until everyone was dying to see the back of us. I hope and believe we have avoided that. I am sorry in a way, of course, but also proud and fairly amazed to have been part of something that brought so much pleasure to so many men and women all around the world. That said, we must always remember that it is the audience that makes a success. The programme-makers are responsible for the show, but it is the audience that turns it into a hit, and for that the American public has earned my profound gratitude. Thank you.

—Julian Fellowes
Creator, Writer and Executive Producer, Downton Abbey


Backstage

(clicca sulla foto per ingrandirla) 


articolo : pbs

traduzione: simone dulio