Intervista alla Dama Maggie Smith: la vincitrice del premio Evening Standard Film Award come miglior attrice parla della vita dopo Downton Abbey

 

 

 

L’applauso è stato tonante, il consenso unanime, quando la Dama Maggie Smith è stata proclamata Migliore attrice domenica sera al rinato Evening Standard British Film Awards per la sua superba performance in The Lady in the Van. E ora sono qui, a sfidare una delle vere grandi dame del mondo teatrale.

Non in senso letterale, ovvio: sarebbe strano, parlando della vincitrice di due Oscar, con un record di cinque statuette come Miglior attrice e un premio come icona teatrale da questo giornale, la cui stellare carriera di settant’anni include la recente notorietà al grande pubblico come la caustica contessa madre di Downton Abbey e la professoressa McGonagall [Minerva McGranitt nell’edizione italiana, ndt] di Harry Potter.

Ma in senso metaforico, la notoriamente modesta Smith ed io giochiamo un complesso rimpiattino, mentre tento di farmi dire cosa prova per questa vittoria.

«Ad essere sincera, con le altre candidature in lizza, non mi sembra giusto» dice. «Brooklyn [con Saoirse Ronan], e 45 Years in cui Charlotte [Rampling] è straordinaria, e Sicario [con Emily Blunt], anche se non l’ho veramente capito…”.

Fa una voce alla Uriah Heep: «Credo di aver fatto una cosa da poco... Mi sembra terribilmente poco giusto, e non posso non pensare che sia perché sono così vecchia».

Le dico che penso abbia vinto perché la sua interpretazione è perfettamente centrata tra commedia e commovente tristezza, e mette a frutto tutti i suoi anni di esperienza. «Dice davvero?» chiede spalancando gli occhi, come cercasse una rassicurazione sincera.

Aggiunge che ogni premio per The Lady in the Van dovrebbe essere condiviso col regista Nicholas Hytner, l’autore Alan Bennett - che domenica ha ricevuto il premio speciale dello Standard - la co-star Alex Jennings ed anche con il soggetto della storia. Mary Shepherd, una nomade pretenziosa e malaticcia che era stata pianista e anche suora, spostò il suo malandato furgone nel vialetto d’accesso di casa Bennett a Camden nel 1974 e vi rimase fino alla sua morte, 15 anni dopo, dando all’autore e all’attrice una massa di materiale tragicomico su cui lavorare.

La Smith, 81 anni, ha interpretato la Shepherd per la prima volta nello spettacolo di Hitner del 1999 nel West End, avendo già lavorato con Bennett nel film Pranzo reale e nel monologo A Bed Among the Lentils, della serie tv Talking Heads. Miss Shepherd - devota, furiosamente di destra e convinta di diventare, un giorno, Primo ministro – era una grossa deviazione dai ruoli classici e dagli imponenti personaggi di Edward Albee che aveva portato in scena sino ad allora, e dai suoi personaggi cinematografici chiusi e spesso frustrati.

«Ero affascinata dal mistero, il suo» dice la Smith «e quello di Alan, il modo in cui gestiva la cosa e sopportava lei. Non so chi fosse più strano dei due. C’era da chiedersi a cosa pensasse. Sembrava confusa, ma era molto lucida in quel che pensava, quando cercava di formare dei partiti o scriveva lettere a Eamonn Andrews [personaggio televisivo degli anni ‘70] e cose simili».

«Invecchiando mi sono chiesta come diavolo facesse. In tutta onestà, le riprese mi hanno distrutta e questo era una specie di versione lusso. Il furgone veniva... pulito, di tanto in tanto». Non avrebbe mai potuto essere il “buon samaritano” che fu Bennett, aggiunge.

Un film fu ipotizzato subito nel 1999 - «in effetti il materiale è più cinematografico» - ma per qualche motivo è stato realizzato solo 15 anni dopo. «Se sia perché Alan ha deciso di volerlo fare, o Nick abbia insistito, non lo so» dice la Smith. «Di certo non sono stata io! Io non l’ho certo fatta lunga, assolutamente. Ma sono stata contenta di averla... fatta fuori, in qualche modo».

Vorrei davvero riuscire a rendere per iscritto le deliziose picchiate e risalite comiche delle brevi frasi precedenti. Dal vivo la Smith è elegante e cordiale ma anche timida e a disagio nell’essere intervistata: usa i suoi candidi tempi comici e termini come tattica diversiva. Parlare con lei è un gran divertimento, come tirare di scherma con un professionista indulgente.

C’è della tristezza in lei: è stato un mese di distacchi. Prima Alan Rickman, con lei nei film di Harry Potter, e del quale condivise il sollievo quando la serie di film finì, perché avevano «esaurito i primi piani». Poi, un po’ oscurato dalla morte di David Bowie e Terry Wogan, abbiamo perso l’89enne Frank Finlay, con lei nella prima compagnia del National Theatre company all’Old Vic nel 1962: interpretava Iago nel notoriamente eccessivo e cupo Otello di Laurence Olivier. La Smith era Desdemona.

«Una sera il caro Frank scese dal palco e volò all’angolo del suggeritore e iniziò a colpirsi gli occhi, come Edipo - racconta - mi preoccupai molto, andai da lui e chiesi “Tutto bene?”. Aveva una vista pessima, Frank, e portava lenti a contatto, cosa che di solito non faceva mai. Rispose “Ho appena visto sir Laurence per la prima volta! E non voglio che accada più”».

Una risata rauca, poi dice: «Si diventa un po’ instabili, sa, arrivando ad una certa età. Ti sembra [la mortalità] troppo vicina». Di nuovo, il contrappunto di luce ed ombra che le riesce così bene.

In una recente intervista il direttore del settore artistico della BBC Will Gompertz le ha chiesto se abbia mai pensato di aver dato una grande interpretazione, e ovviamente lei ha risposto di no. Ma quando le chiedo se c’è un lavoro particolare, o una parte della sua vita, di cui sia fiera, lei sceglie quei primi giorni al National.

It was “tremendously exciting” after the year-long West End runs she had graduated to after starting her career at the Oxford Playhouse in 1952, then working in revue (she made her Broadway debut in revue in 1956, and in 1957 starred with her friend Kenneth Williams in the West End in another, Share My Lettuce).

Ed anche quando le chiedo se c’è un film al quale ripensa con piacere, non è La strana voglia di Jean, con il quale vinse il suo primo Oscar, o il Gosford Park di Robert Altman, o Camera con vista, o l’esuberante Sister Act, ma La segreta passione di Judith Hearne, perché ammirava molto il regista, Jack Clayton.

Anche qui, ricorda che un giornalista le chiese perché chiunque avrebbe dovuto fare «un film così maledettamente miserabile». Non la gratifica particolarmente l’attenzione extra che Harry Potter e Downton le hanno portato: bambini che le chiedono di essere trasformati in gatti, e americani che le chiedono un selfie. E’ molto divertita dal defatigante procedimento delle riprese di Downton, e notoriamente non lo ha poi guardato, ma è cordiale sui suoi giovani colleghia nella serie.

Margaret Natalie Smith è nata a Romford ma si è trasferita ad Oxford a quattro anni, padre patologo e madre segretaria che pensava che la giovane Maggie non sarebbe mai arrivata sul palco, «con una faccia come quella». In effetti, dice la Smith, ha beneficiato di non essere una giovinetta o ingenua, ed ha lavorato continuamente, anche se poi si è stufata di interpretare delle «orribili vecchie». Per la prima volta nella sua carriera non ha un lavoro in programma, «ed è strano, perché di colpo niente ha più senso».

Smith è stata sposata con l’appassionato ma molesto attore Robert Stephens per sette anni, ed hanno avuto due figli, Toby Stephens e Chris Larkin, entrambi attori «ed entrambi in Sudafrica in questo momento, pensi un po’, impegnati in quella cosa, Black Sails, roba di pirati».

Dopo il divorzio da Stephens nel 1974 sposò l’autore Beverley Cross nel 1975. Lui morì nel 1998; Robert Stephens nel 1995. Smith dice che non è poi così facile essere sole, soprattutto quando i fans sono invadenti. Ma non crede che avrà una storia autunnale come quella che l’amica Judi Dench sta vivendo: «No, non penso che sarò così fortunata. Non credo che troverò nessuno che arriverà al posto di Bev».

 

Restano le prospettive del lavoro futuro. La Smith non è più su un palco dal 2007, quando apparve in The Lady From Dubuque di Albee, e combatté con successo contro il cancro al seno. Non crede di poter reggere otto spettacoli la settimana, e dice che Hytner non l’ha nemmeno sentita per il nuovo teatro che aprirà il prossimo anno vicino al Tower Bridge. Una grande produzione tv è ovviamente fuori discussione dopo l’esperienza di Downton, quindi rimane il cinema. «Non riesco a pensare a che parte sarebbe, e lei? - chiede - Sarà un’altra vecchiaccia, o no?».

Dame Maggie Smith wins Best Actress at the Evening Standard Br...

Dame Maggie Smith vince il premio Miglior Attrice - Evening Standard British Film Awards#ladyinthevan

Pubblicato da Downton Abbey Italia su Lunedì 8 febbraio 2016

articolo fonte :  Standard.co.uk

traduzione: simone dulio